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DISAGIO
E CRIMINALITÀ MINORILE
Durante l’adolescenza e gli anni
subito seguenti il giovane si trova costretto ad affrontare situazioni
particolari, connesse all’età specifica ed al modo in cui
“vive” il proprio sviluppo.
E’ in questa delicata fase che i giovani, nella società occidentale,
incontrano il maggior numero di difficoltà per affermarsi e possono
scegliere di dare un significato “diverso” alla loro esistenza
attraverso condotte devianti o criminali.
E’ il momento particolare della crescita, nel quale le attese dell’adolescente
sono fortemente influenzate dai processi di socializzazione vissuti precedentemente
e dal modo in cui egli intende le aspettative degli altri nei suoi confronti.
I problemi che si determinano in tale situazione non solo di contrasto
ma anche di conflitto e le forze che da queste situazioni si generano
danno luogo ad un profondo mutamento del sentimento di sé (Marotta,
2000).
Il problema riguarda natura, sviluppo e valutazione del sé, è
un prodotto dell’interazione sociale ed è definibile come
“l’immagine che una persona si forma in base alla percezione
delle reazioni altrui” (Balloni, 1986).
E’ quindi evidente l’importanza, nel processo di valutazione
di se stessi, dell’esatta percezione e interpretazione delle reazioni
altrui e il significato che, soprattutto nei giovani, stima di sé
e “sé ideale” possono assumere nella propria realizzazione
e di conseguenza nel comportamento. Per la maggior parte di essi, realizzare
un “sé effettivo” quanto più possibile vicino
al “sé ideale” diventa un obiettivo di primaria importanza
e la non realizzazione può portare anche alla delinquenza (Marotta,
2000).
Le problematiche del disagio giovanile e dei comportamenti delinquenziali
correlati sono state ampiamente indagate in vari ambiti di ricerca (Balloni,
1986).
Di frequente sono emerse indicazioni sull’esistenza di un’ideologia
giovanile in contrasto con quella della società degli adulti (Franchini,
Introna, 1972) e tale contrasto è in larga parte responsabile delle
situazioni di disagio e di aggressività conflittuale nei riguardi
dell’ambiente esterno (Marotta, 2000).
La maggior parte dei giovani, fortunatamente, pur sperimentando quotidianamente
un contesto sociale che offre strumenti di supporto e di sostegno alla
loro crescita spesso insufficienti, non si rifugia in comportamenti di
violenza (o di devianza in genere) ma tende a sviluppare comunque l’accettazione
della struttura sociale in cui vive e si muove.
In alcuni casi però, talvolta a seguito di dinamiche complesse
e di difficile valutazione, le medesime situazioni si traducono in contesti
di disagio giovanile e in comportamenti ad esso correlati: l’abbandono
scolastico, un consumo di droga e di alcol occasionale e abituale; il
bullismo, varie forme di crimine contro il patrimonio, i comportamenti
violenti, i comportamenti autodistruttivi suicidari.
Da qualche anno a questa parte le problematiche del disagio giovanile
sembrano riflettersi e manifestarsi anche attraverso un uso distorto della
rete internet, ad esempio nell’ambito delle intrusioni clandestine
e dei danneggiamenti di siti web operati da giovani hackers (Strano 2000).
Testo
tratto da Strano M., Manuale di Criminologia Clinica, See Edizioni, firenze
2003
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