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ENTOMOLOGIA
FORENSE
[premessa]
La
prima documentazione prodotta dall’uomo che vede l’associazione
tra un corpo senza vita e la presenza di insetti è testimoniata
da un sigillo mesopotamico di 5000 anni fa che raffigura una mosca volare
sul corpo di una gazzella distesa a terra senza vita.
Nella storia, nella letteratura e nell’iconografia si susseguono
citazioni che riguardano gli insetti cadaverici come portatori di morte,
disgrazie e pestilenze, ma contrariamente alcune civiltà onorano
questi animali in ricordo degli antenati e ne esaltano lo spirito di combattente.
Gli Dei di diverse religioni sono capaci di trasfigurare in mosca e Belzebù,
uno dei nomi con cui si fa riferimento al demonio, deriva da Baal-Zebub,
Signore delle Mosche.
Nella Cina del XIII secolo viene per la prima volta affiancata l’osservazione
delle mosche con la presenza di un cadavere umano deceduto per cause non
naturali: “Un lavoratore morì in un campo di riso, ucciso
dai colpi di una falce.
Il locale agente della legge… radunò tutti i lavoratori dei
campi di quella zona.
Chiese loro di deporre le loro falci in fila per terra… non ci volle
molto tempo prima che le mosche iniziassero a raccogliersi su un falce
particolare.
Alla vista di tal evidenza il padrone della falce confessò il suo
crimine”.
Si viene così a definire l’iniziale profilo di una nuova
disciplina che mette in evidenza la relazione tra la presenza di insetti
con casi di morte violenta o altri crimini.
La prima pubblicazione prodotta in Europa che vede la risoluzione di un
crimine affiancando l’analisi degli insetti alla medicina legale
è un infanticidio commesso in Francia a metà del 1800, ma
è solo alla fine del 1800, con la pubblicazione “La faune
des cadavres.
Application de l’Entomologie à la Médicine Légale”
di Mégnin (1894), che l’entomologia forense viene per la
prima volta studiata col il Metodo Scientifico Sperimentale, potendo quindi
delinearsi come Scienza vera e propria.
La
moderna entomologia
Considerando
il cadavere umano o la carcassa animale in modo scientifico e distaccato
esso può essere considerato un vero e proprio ecosistema in scala
ridotta, che compare improvvisamente nell’ambiente e che rappresenta
un’importante risorsa per numerosi organismi: mammiferi, pesci,
uccelli, invertebrati, vegetali, funghi e batteri si trovano a disporre
di una inaspettata fonte alimentare che non pone resistenza ad essere
predata e che viene disputata tra i consumatori/degradatori che competono
tra loro per esigenze alimentari affini.
Come tutti gli ecosistemi di nuova formazione la carcassa viene colonizzata
inizialmente da organismi detti pionieri, che cominciano a modificare
l’ambiente e, in seguito, giungono altri organismi: mentre l’ambiente
si modifica le specie cambiano o restano, raggiungendo uno stato di equilibrio
con il substrato che li circonda e con le altre specie competitrici, predatrici,
commensali e parassite. Della grande quantità di organismi che
fanno parte della fauna necrobionte
(dal greco Nekròs = morto, e Biotòs = vitale, “che
trae vita grazie a ciò che è morto”) il taxon che
domina la biocenosi cadaverica a livello qualitativo (varietà di
specie) e quantitativo (presenza di individui) è quello degli Artropodi
Esapodi (Insetti).
Gli insetti della fauna necrobionte utilizzano i propri organi di senso
altamente specializzati per individuare gli odori generati dalla consunzione
della materia organica e grazie alle loro caratteristiche sono gli organismi
pionieri che trovano e iniziano a modificare il substrato in degradazione,
carogna animale o derrata vegetale.
In condizioni naturali anche la degenerazione del corpo umano è
accompagnata dalla presenza di insetti necrofagi (dal greco Phagos, da
Phagein = mangiare).
Gli insetti attratti da resti in via di decomposizione sono oltre 400
specie, ma i gruppi presenti in maniera sistematica e che hanno ruolo
attivo nel processo di decadimento sono in particolare due: i Ditteri
(mosche) e i Coleotteri (scarafaggi), cioè i necrofagi e i loro
diretti predatori.
Le specie che colonizzano la carcassa sono diverse in base alla regione
in cui si lavora, alla stagione di raccolta e alle diverse circostanze
in cui è avvenuta la morte. L’entomofauna cadaverica (dal
greco Éntomon = insetto) può essere messa in relazione all’ambiente
di ritrovamento della carcassa, al clima, al tempo e alle fasi di decomposizione
e può fornire interessanti informazioni perché l’andamento
della presenza delle diverse specie su questo substrato segue un decorso
tipico, studiato e descritto secondo ondate di colonizzazione (successional
waves).
La presenza degli insetti sul luogo del reato non è mai occasionale,
quindi l’entomologia diventa un nuovo e importante mezzo che permette
di risalire al momento in cui è comparso il corpo in una determinata
zona, di ricostruire il percorso fatto dal cadavere prima del rinvenimento
e, in alcuni casi, di giungere a conclusioni che riguardano la modalità
della morte e l’identificazione personale.
I saperi riguardanti la fisiologia, l’ecologia e l’etologia
degli insetti sono messi a disposizione della Giustizia perché
insieme alle altre Scienze Forensi possano fornire utili indizi per la
ricostruzione e la risoluzione di un caso criminoso.
L'ICAA,
in seno al suo FORENSIC LAB ha attivato in tale ambito un'area di ricerca
e consulenza diretta da Paola Magni e sviluppa GUIDE-LINE e formazione
specialistica dedicata agli operatori di polizia e agli altri operatori
del diritto.
La D.ssa Paola Magni è contattabile attraverso segreteria@icaa-italia.org
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specialistici sull’argomento sono disponibili per i soci ICAA all’interno
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