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ORGANIZZAZIONI
CRIMINALI E TERRORISMO
L’interesse del Criminologo per le
organizzazioni criminali è legato, a differenza di quello del Sociologo,
alla comprensione dell’influenza che la struttura delinquenziale
è in grado di generare sui suoi appartenenti.
Il concetto di organizzazione criminale complessa è ben diverso
da quello di associazione a delinquere (o di organizzazione criminale
semplice), infatti, mentre nella prima è presente un vincolo culturale
forte, la seconda ruota intorno alla esecuzione di alcuni crimini e non
presenta una struttura socioculturale radicata.
Molte organizzazioni criminali complesse affondano le loro radici addirittura
in arcaiche società segrete a forte partecipazione popolare (le
triadi, la mafia). L’ultimo tentativo di definizione delle organizzazioni
criminali complesse è stato fatto dal Parlamento Europeo, nel novembre
del 1997, che le definisce come associazioni che svolgono attività
organizzata, ripartita e protratta nel tempo e che coinvolge più
persone le quali commettono reati con pregiudizi finanziari notevoli,
poiché tendono al trasferimento dei profitti illeciti sul circuito
economico legale.
Un concetto analogo è quello di “sistema criminale”
proposto da Nanula: “Il sistema criminale è caratterizzato
da uno strutturato complesso di azioni e condotte illegali che uniscono
membri dell’ambiente criminale con pezzi delle istituzioni ed individui
del sistema legale, tanto da risultare parte integrante della vita sociale,
politica, amministrativa ed economica di numerosi paesi moderni”
(Nanula, 1999).
Le ricerche criminologiche su tali forme criminali presentano “storicamente”
numerose difficoltà oggettive, in primo luogo per la segretezza
e mimetizzazione dei grandi gruppi criminali nonché per la pericolosità
connessa allo svolgimento di studi “sul campo” (Ferracuti,1988,
pag.64, 65).
Per tali motivi il materiale scientifico disponibile di taglio criminologico
è estremamente limitato, soprattutto quello riguardante le dinamiche
delle organizzazioni e le interazioni tra i loro componenti e tra le loro
strutture. L’obbiettivo di questo saggio è quello di offrire
dei possibili spunti teorici per l’analisi sistematica delle organizzazioni
criminali, mutuando anche da altre scienze sociali, contenuti teorici
in grado di supportare una ricerca empirica soddisfacente.
L’approccio proposto in questa sede utilizza infatti numerosi strumenti
e concettualizzazioni tipici della psicosociologia del lavoro e delle
organizzazioni, assimilando quindi i gruppi criminali complessi alle organizzazioni
che operano nei settori aziendali leciti, in particolare nel terziario.
Le strutture criminali vengono intese quindi come generici sistemi finalizzati
alla produzione-accumulazione di ricchezze impiegando input e tecnologie
illegali. In effetti i gruppi criminali, così come le aziende,
sono dotati di sottostrutture deputate a svolgere mansioni organizzative
e sono soggetti a processi di adattamento a seguito di sollecitazioni
provenienti sia dall’ambiente esterno che dal loro interno e questa
dimensione viene ampliamente studiata dalla Psicosociologia del lavoro
e delle organizzazioni.
Quest’ottica di analisi tende preliminarmente all’individuazione
di alcuni processi ed elementi strutturali, comuni a tutte le organizzazioni
criminali, da osservare e classificare e destinati alla misurazione e
alla realizzazione di modelli predittivi.
Un primo elemento di classificazione importante, prodromico rispetto a
qualsiasi attività analitica, è riferibile alla determinazione
del livello di complessità delle organizzazioni criminali.
Dalle forme più semplici di comportamento organizzativo, esemplificabili
in una divisione di compiti all’interno di un piccolo gruppo in
funzione di uno scopo, si può arrivare infatti, attraverso una
differenziazione, a forme organizzative molto complesse di rilevanza planetaria.
Il processo di differenziazione consiste nella specializzazione di individui
(e settori dell’organizzazione) nello svolgere un determinato compito
e rappresenta un fenomeno adattivo nei confronti dell’ambiente e
del target produttivo (Depolo, Sarchielli, 1991, pag. 33).
Ad
esempio, l’osservazione delle grandi organizzazioni criminali di
tipo mafioso operanti nel mondo ci consente di teorizzare la presenza
al loro interno di una serie di sottostrutture dedicate allo svolgimenti
di mansioni diversificate. Ovviamente tale processo di differenziazione
risulta maggiormente sviluppato a seconda della complessità e della
vastità della compagine criminale osservata.
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