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PEDOFILIA E PEDOPORNOGRAFIA ON-LINE


L’esigenza di rendere maggiormente sistematica e profonda l’analisi del comportamento dei pedofili emerge da numerosi ambiti istituzionali e professionali, chiamati sovente a interpretare e valutare tale comportamento. Ci riferiamo sia ad ambienti clinici che ad ambienti giudiziari ed investigativi e a tutti quei contesti che “entrano in gioco” a seguito della scoperta di un reato attinente alla pedofilia.
Proponiamo in questa area del sito alcuni schemi interpretativi utili all’analisi del comportamento dei pedofili, soprattutto per quanto attiene al versante criminologico e psicologico-giuridico.
Le difficoltà investigative nei crimini intrafamiliari e le strategie attuate dai pedofili per mantenere segreta la loro perversione sostengono un elevato numero oscuro (rapporto tra reati noti e reati effettivamente avvenuti) in tale ambito criminale.
Il nucleo familiare dei pedofili tende inoltre a pratiche di normalizzazione extragiudiziaria che di fatto riducono sensibilmente la possibilità che questo genere di crimine venga conosciuto dalle autorità e quindi nelle statistiche giudiziarie.
La pedofilia, cioè la presenza di fantasie erotiche, impulsi o comportamenti sessuali che includano bambini pre-puberi, in una persona solitamente di sesso maschile di più di sedici anni, è una deviazione sessuale con pericolose ricadute sociali.
E’ una perversione grave la cui causa rimane sconosciuta e oggi viene internazionalmente classificata nell’ambito clinico delle parafilie.
Il termine stesso para-filia sottolinea proprio la natura deviante dell’attrazione, ed assieme alla pedofilia le parafilie sono rappresentate da varie forme di feticismo, dal sadismo sessuale e dal masochismo, dall’esibizionismo e dal voyeurismo e dal travestitismo feticistico.
Come spesso accade con altre problematiche comportamentali, la pedofilia assurge alla cronaca in genere a seguito di divulgazioni mediatiche di eventi raccapriccianti, scatenando una bagarre di commenti ed opinioni di esperti del comportamento umano e del vivere sociale.
Ma la psichiatria e la psicologia possono essere un’opinione? Il dominio della psichiatria e della psicologia, pur con una prospettiva ed una impostazione solitamente clinica, è l’agire umano, il comportamento, le emozioni, la percezione della realtà ed i rapporti interpersonali.
La psichiatria e la psicologia sono quindi campo aperto e terreno fertile per le opinioni.
Per quanto legittimo, questo però non è senza conseguenze.
Già Chaslin nel 1914 diceva “Je crois vraiment que l’imprecision du terms n’est pas due ici à autre chose qu’à l’imprecision des idées”.
Questo non è un problema di natura banale.
La confusione terminologica allontana dalla chiarezza. Dalla chiarezza nosologica nasce la chiarezza di intervento, sia preventivo che terapeutico e, ove necessario, contenitivo.
L’uso intercambiabile, talvolta in seno allo stesso pensiero, di concetti diversi tra loro come pedofilia, abuso, violenza sessuale, violenza sui minori, molestie, predazione sessuale ecc., riduce la specificità diagnostica e quindi prognostica.
Questo avviene anche in altre aree di studio in cui le scienze del comportamento umano si interfacciano con la giurisprudenza e la legislazione. Le ricadute non sono solo di natura clinica, ma più ampiamente sociali. Infatti, medicalizzare un comportamento, senza affrontare realmente le ricadute morali dello stesso, tende automaticamente a deresponsabilizzare l’individuo agente di quel comportamento.
Se infatti il mio comportamento è dovuto ad una malattia non posso essere ritenuto pienamente responsabile, la malattia ha agito in vece mia, ed io non ho il controllo pieno del mio agire.
Paradossalmente, deresponsabilizzare l’agente malato, può altresì pericolosamente deresponsabilizzare e legare le mani a coloro che sono tenuti a tutelare la persona sana.
Se infatti la natura del problema risiede nell’individuo malato, e se chi si occupa del malato osserva lo stesso in modo essenzialmente medico-psicologico, svincolato da approcci di tipo etico-morale, il pericolo che il comportamento venga intellettualizzato e capito, e di conseguenza giustificato, è reale.
Una definizione semplice di giustificare è infatti …riconoscere moralmente accettabile o comprensibile in base a prove determinanti ed incontrovertibili…. Da qui l’importanza della chiarezza terminologica e nosografica.

Testo tratto da Strano M., Abusi sui minori, Manuale investigativo, Nuovo studio tecna edizioni, Roma, 2006


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