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PSICOLOGIA
INVESTIGATIVA E CRIMINAL PROFILING
[premessa]
Attualmente,
in Italia, l’applicazione della Psicologia Investigativa si estrinseca
nell’attività di istituto di Psicologi e Medici interni alle
Forze di Polizia che supportano gli investigatori sia dal punto di vista
dell’aiuto psicologico (riconoscimento e trattamento dello stress,
prevenzione del burn-out, gestione dei team di lavoro ecc.) e sia dal
punto di vista tecnico-professionale, attraverso la consulenza criminologica
in fase investigativa.
Il contatto quotidiano con le problematiche degli operatori di polizia
che per evidenti questioni di riservatezza ed organizzazione è
precluso agli Psicologi esterni, garantisce ai “clinici in divisa”
delle peculiarità uniche, fino a pochi anni fa non divulgate all’esterno
delle istituzioni.
Nei contesti di divulgazione della Scienza in effetti è molto difficile
trovare informazioni e articoli frutto di esperienze reali da parte degli
psicologi delle FFPP, storicamente schivi e spesso troppo impegnati nel
lavoro per trovare il tempo di scrivere e divulgare le loro esperienze.
In tale campo viceversa, specie ultimamente, si moltiplicano gli interventi
di soggetti esterni alla polizia che propongono contenuti attinenti alla
Psicologia dell’investigazione acquisiti esclusivamente su testi
scientifici stranieri e carenti quindi della componente esperenziale che
è fondamentale per donare dignità scientifica a tale materiale.
Le iniziative dell’ICAA, in collaborazione con l’Associazione
Nazionale Funzionari di Polizia di aprire una sezione di Psicologia investigativa,
è quindi legata alla volontà di promuovere lo scambio di
informazioni tra i professionisti di area psicologica interni alle Forze
di Polizia e di stimolarli a veicolare all’esterno il frutto del
loro lavoro che spesso presenta caratteri di grande qualità ed
innovazione.
Infatti la Polizia di Stato italiana, i Carabinieri, la Guardia di Finanza
e le altre Forze armate, posseggono dei Reparti altamente specializzati
al cui interno operano degli Psicologi e dei Medici di grande competenza
ed esperienza che proprio in virtù del loro ruolo sono gli unici
in grado di fornire dati di ricerca attendibili sui loro settori di competenza.
Ovviamente tale contesto è aperto anche alle collaborazioni internazionali
con altri psicologi (appartenenti a reparti investigativi e di supporto)
che operano fianco a fianco con gli investigatori e intervengono insieme
a loro sulla scena del delitto.
In tale ottica è stato consolidato un rapporto di scambio di esperienze
di ricerca con gli psicologi della BSU dell’FBI e di altre organizzazioni
estere.
il
criminal profiling
Il
profilo psicologico criminale (o profile) è un’attività
investigativa di supporto attraverso la quale personale specializzato
delle Forze di Polizia fornisce un possibile profilo psico-comportamentale
del criminale che ha compiuto un determinato delitto.
L’applicazione sistematica del profilo investigativo basato sull’analisi
comportamentale della scena del crimine ha avuto inizio nella metà
degli anni 80’ negli ambienti dell’FBI e tuttora rimane una
tecnica maggiormente utilizzata in USA.
L’origine della tecnica di Psychological profiling viene infatti
fatta risalire da alcuni studiosi all’attività legata al
V.I.C.A.P. (Violent Criminal Apprehension Program) che è stato
elaborato dall’Unità di scienze comportamentali dell’Accademia
FBI di Quantico in Usa.
I settori tradizionali di applicazione del profiling
sono relativi ai seguenti crimini: omicidi seriali, stupri seriali, omicidi
a sfondo sessuale, molestatori di minori, crimini rituali e la piromania.
La caratteristica comune a tutti i crimini analizzati con le tecniche
di profiling è quindi la serialità (un offender che commette
una serie di crimini) e il fatto che l’offender sia motivato da
una spinta psicopatologica.
L’applicazione in questo ambito dei metodi statistici è sempre
in funzione del linking, che cerca di acquisire e analizzare
le caratteristiche comuni tra una serie di eventi.
Il linking è effettuato da quasi tutti i reparti investigativi
del mondo, reso agevole dall’avvento dei database dell’ultima
generazione.
Gli investigatori non possono però utilizzare tali software nei
casi di singoli omicidi che però ricoprono statisticamente la maggior
quantità di tali eventi delittuosi. Il rapporto tra omicidi seriali
e omicidi singoli è infatti esiguo.
In una nazione europea come l’Italia in venti anni (1974-1996) sono
avvenuti 125 omicidi attribuibili a serial killer a fronte
di più di 22.000 omicidi singoli, avvenuti per
varie motivazioni.
Nelle investigazioni sugli omicidi il numero dei casi irrisolti è
inoltre elevato e si attesta nel mondo su una percentuale variabile (diversa
per anno e area geografica) dal 40% al 60% dei crimini avvenuti e tale
situazione stimola la concentrazione di attività di ricerca criminologica
mirata sul fenomeno.
Applicazione delle ricostruzioni grafiche tridimensionali nell'analisi
del crimine violento
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