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SETTE SATANICHE E NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI


Secondo numerose indagini condotte in ambienti scientifici ed istituzionali, in Italia e nel resto del mondo industrializzato si assiste ad una notevole proliferazione di sette di vario genere.
Questa situazione assume rilevanza in Criminologia qualora alcuni crimini vengano progettati ed eseguiti all’interno di tali organizzazioni.
Il particolare clima psicologico che si rileva all’interno delle sette e la capacità di alcuni santoni di ingerire pesantemente sui processi decisionali degli adepti, implica, a nostro avviso, la necessità di dotarsi di specifici strumenti conoscitivi per cercare di interpretare i crimini che si verificano negli ambienti esoterici.
Tale processo di studio dovrà preliminarmente orientarsi sugli aspetti antropologici ed organizzativi delle sette per capire l’ambito in cui trova origine la condotta delittuosa nonché sugli aspetti sociologici e psicologici che favoriscono l’avvicinamento degli individui a tali realtà, ma dovrà focalizzarsi sulla capacità dell’atmosfera “esoterica” di interferire nei processi percettivi e di significazione che sono alla base del comportamento criminale.
Gli aspetti specificatamente criminologici nell’ambito dell’attività delle sette si riferiscono a comportamenti criminali posti in essere dai leader o da adepti della setta a danno di altri adepti o di soggetti non appartenenti alla setta. In altri termini, la natura religiosa delle organizzazioni pseudoreligiose non costituisce di per sé un elemento criminogenetico anche se, ovviamente, viene studiata dal criminologo come situazione di “contesto” che serve per interpretare la criminogenesi e la criminodinamica (lo stesso brainwashing, a se stante, svincolato cioè dall’induzione a comportamenti autolesionistici o illegali è di difficile valutazione criminologica).
L’interesse della criminologia è così focalizzato sui comportamenti illegali dei soggetti coinvolti.
Tali azioni possono essere assai diversificate e sono attinenti alla natura della specifica setta analizzata. Gli aspetti culturali ed antropologici dei nuovi movimenti religiosi rappresentano quindi fattori che interessano il criminologo solo “marginalmente”, nella misura in cui costituiscono l’ambiente dove il crimine matura e viene commesso.
Lo stesso condizionamento psichico degli adepti, al centro di un acceso dibattito giuridico e sociologico, rappresenta una variabile significativa dal punto di vista criminologico quando ad esso è correlata una forma di illegalità (es. l’acquisizione di ricchezze da parte del santone o l’alterata percezione del crimine da parte dell’adepto).
In effetti, alla base della ragione di esistere di molte sette italiane ed estere, sembra esserci un interesse pratico da parte del capo carismatico o, in casi di organizzazioni molto strutturate, da parte del gruppo che detiene la leadership.

Testo tratto da Strano M., Manuale di Criminologia Clinica, See Edizioni, Firenze 2003


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