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SICUREZZA INFORMATICA

Chi si interessa di sicurezza informatica si trova sempre a che fare con due potenziali fronti di attacco e quindi di difesa: gli attacchi provenienti dall’esterno (outsiders), eseguiti da giovani hackers, spie industriali, crackers ecc. e gli attacchi provenienti dall’interno (insiders).
Il fronte di attacco outsiders è quello più evidente e si contrasta soprattutto implementando le contromisure tecnologiche, le difese “logiche” dell’organizzazione e insegnando agli operatori quali negligenze possono favorire le intrusioni.
Il fronte di attacco interno (insiders) è invece meno evidente ma più insidioso ed è in grado di provocare i danni maggiori per l’organizzazione vittima. Impiegati infedeli o in contrasto con l’azienda e consulenti informatici disonesti sono coloro che conoscono meglio le architetture dei sistemi di sicurezza e possono eseguire con più facilità degli hackers operazioni “proibite” di vario genere: frodi, furti di informazioni, cancellazione o alterazione di dati, utilizzo delle macchine per scopi privati, ecc.
I crimini ad opera di dipendenti e dirigenti di un’organizzazione difficilmente vengono denunciati alle forze di polizia.
La bassa percentuale di reati denunciati è dovuta al fatto che molto spesso le imprese vogliono tutelare la propria immagine pubblica, evitando pubblicità negativa e assicurandosi dei solidi legami con le organizzazioni sindacali.
Le imprese sono molto più propense ad attuare azioni disciplinari nei confronti dei loro dipendenti scoperti a commettere delle illegalità inside. A volte, per non destare clamore, le aziende scelgono semplicemente di metterli in condizione di non poter reiterare il crimine (es. trasferendoli).
I computer crime inside vanno diffondendosi sia nelle aziende private che nei vari uffici delle pubbliche amministrazioni e tali azioni appaiono poco riprovevoli agli occhi degli autori poiché non vengono ritenuti fatti socialmente gravi alla stregua di altri crimini (es. violenti).
Inoltre nei confronti degli autori di questi reati la reazione sociale si esprime con una censura minore rispetto ad altri tipi di criminalità cosicché l’attribuzione semantica ricorrente per tali autori è quella di disonesto anziché di criminale.

Testo tratto da Strano M., Inside attack, Nuovo Studio Tecna Edizioni, Roma 2005


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