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STATISTICHE CRIMINALI


Le problematiche che si trova ad affrontare la statistica nell'ambito degli studi criminologici sono molteplici: si tratta di fenomeni sommersi, non sempre denunciati, ove raramente sono palesate le connessioni tra gli episodi, anche lì dove una connessione esiste.
Non a caso si parla sempre più di intelligence, dato che il fine ultimo dei dati statistici nell'underwold criminale, è quello di rendere sistematiche ricerche di dati, in modo da poter istituire confronti temporali e spaziali che facciano emergere deduzioni, relazioni, nessi causali tra masse di informazioni altrimenti non organiche.
E proprio in tema di confronti temporali, l'uniformità nelle metodologie è fondamentale in analisi di medio-lungo periodo.
Ma se oggi una certa dose di intedisciplinarietà tenta di garantire una visione integrata e approfondita per fenomeni così complessi come quelli criminali, un reale approccio scientifico al fenomeno è relativamente recente.
Nonostante siano stati compiuti notevoli progressi in ambito di statistica giudiziaria, per la natura stessa del fenomeno e per le carenze dei sistemi informativi attuali, ancora oggi il margine di errore delle stime prodotte è alto. Là dove non esiste denuncia, infatti, il fenomeno tende inevitabilmente alla sottostima.
Là dove esistono duplicazioni dei dati, invece, si incorre nel problema della sovrastima. E se è vero che una certa tolleranza è intrinseca alla statistica stessa, la quale ha insito in sé il senso di compromesso con il reale nel margine di errore, resta che il rigore basilare all'istituzione di rilevazioni e studi statistici del fenomeno criminale che rispondano a criteri di scientificità hanno destato frequenti preoccupazioni metodologiche.
L'ampiezza stessa del fenomeno criminale lo rende un'equazione a troppe variabili per trovare soluzione e palesarsi in dati attendibili, univoci e comparabili. Violenza domestica, criminalità minorile, spaccio di stupefacenti, crimini contro la persona, delitti seriali, mafia, corruzione, crimini in ambiente di lavoro, pedofilia online… sono solo alcune delle componenti che vanno a delineare il quadro criminologico di una nazione come l'Italia.
Quadro complesso, dunque.
Come mette in evidenza Luca Bieri della Polizia Cantonale in un articolo sul rapporto tra statistica e criminalità, ad oggi ciò che si è fatto è stato orientato principalmente all'estrapolazione di tendenze dei fenomeni criminali, più che avvicinarsi ad un concetto rigoroso di statistica.
Infatti, seppur è vero che si tratta di una disciplina piuttosto recente, è doveroso applicarsi al suo studio e affinamento, dato che è la materia che più di tutte tenta lo studio sociologico di una nazione da un punto di vista quantitativo, fornendo gli indicatori dell'ordine pubblico di un paese.
Ad oggi la statistica giudiziaria è la misura della portata di un fenomeno, quello criminale, che condiziona la vita della collettività intera.
In conclusione, l'uso di dati statistici è fondamentale in ogni studio sociologico, tanto più in quello della criminalità di una nazione, pur tenendo conto di tutti i limiti intrinseci al fenomeno stesso nell'attendibilità dei risultati delle indagini statistico-criminologiche e nei limiti stessi della statistica e delle fonti informative di cui si avvale.
La statistica giudiziaria oggi considera i reati in funzione della loro frequenza in un dato intervallo di tempo, nel loro dato aggregato o disaggregati nelle loro molteplici manifestazioni, avendo riguardo alla forma o specie (delitti contro la persona, contro il patrimonio, contro la morale, il buon costume, ecc…), al grado in cui sono stati commessi (tentati o consumati, dolosi o colposi, ecc…) e classifica i responsabili secondo i loro caratteri, le forme o specie dei reati stessi.
L'errore principale, nella statistica giudiziaria, ha un nome ben preciso: numero oscuro dei delitti, cioè quell'insieme di comportamenti che, pur infrangendo le norme giuridiche, non vengono conosciuti ovvero non vengono perseguiti e registrati come delitti. Oggi, infatti, i reati che vengono conosciuti, registrati e puniti sono solo una piccola parte.
Ecco perché si parla in questo caso di criminalità reale, data dal numero di reati effettivamente commessi, denunciati o non denunciati. Un esempio di reati comunemente oscuri? Percosse, lesioni colpose lievi, minacce, violazione di domicilio, violazione di segreti epistolari o telefonici.
Si parla invece di criminalità apparente, quando si fa riferimento solamente al numero di reati venuti a conoscenza dell'autorità giudiziaria, mentre si parla di criminalità legale riferendosi al numero dei reati per cui è stata emessa sentenza di condanna o di assoluzione per motivi diversi da quello dell'esistenza del reato.
Una delle fonti più attendibili che presenta questi dati è quella degli Annuari delle Statistiche Giudiziarie.

Questa area tematica è curata da Giorgia Mantovani, nata a Modena nel 1973 che dopo la laurea breve in Statistica ha lavorato presso la Sezione di Medicina Legale e Criminologia dell'Università degli Studi di Modena come operatore di elaborazione dati. Ha collaborato come elaboratore dati e consulente statistico ad alcuni progetti e ricerche in campo medico legale, sociologico, economico, informatico.


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